San Pietro e Sant’Antioco

San Pietro e Sant’Antioco

Sant’Antióccu e San Pé: terre simbolo e riflesso di una Sardegna che fa di un carattere aspro e selvaggio la sua bellezza, e di un’anima antica e multiculturale la sua ricchezza.

Figlia di un vulcano, quarta isola più grande d’Italia, preziosa come i metalli che custodisce nel suo grembo, Sant’Antioco è come un rifugio che nella storia ha sedotto popoli come i Fenici, fondatori qui dell’antica città di Sulki da cui deriva il nome dell’intera area del Sulcis; come i Romani, che chiamavano questo luogo Insula Plumbaria; o come i Liguri, che introdussero nelle due isole il dialetto tabarchino.

Un rifugio dove il passato vive tutt’oggi grazie a tradizioni come la filatura e la tessitura del bisso, unico posto al mondo rimasto dove quest’arte viene ancora praticata.

San Pietro, o San Pé in tabarchino, è invece la sesta isola italiana per grandezza, e se c’è un posto in Sardegna dove si ha la sensazione di stare all’interno di un’oasi naturale, quel posto è certamente questo.

Lo sapevano i cartaginesi che chiamavano San Pietro l’Isola degli Sparvieri; lo sa il Falco Regina che migra dal Madagascar per godersi il clima temperato mediterraneo; lo sanno i numerosi Fenicotteri che colorano di rosa queste lagune; lo sa il coleottero, di cui qui si trova una specie unica al mondo.

E come per ogni oasi in mezzo al mare che si rispetti, non possono mancare storiche tonnare e ripide scogliere alte fino a 150 metri, capeggiate dal faro ottocentesco di Capo Sandalo, il più ad ovest d’Italia, che svetta su dei fondali marini regno delle immersioni.